LA VITA E’

uomo-che-cammina-lungo-la-spiaggia-20087905 Giorni, mesi, anni passati a recriminare sui fatti della vita, a lamentarci di ciò che non è andato come avremmo voluto, a discutere i comportamenti delle persone che abbiamo incrociato, a tormentarci per quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto e a piangerci addosso per le ingiustizie di cui siamo stati vittime. A torto o a ragione, pochi sono gli esseri umani che sfuggono a questi panegirici mentali.
Nasciamo con il desiderio di migliorare le nostre condizioni e ci prospettiamo delle mete sempre più alte, sempre più irraggiungibili. E’ per questo, credo, che non siamo mai contenti. Vogliamo da noi stessi e da chi ci sta vicino atteggiamenti, parole e pensieri che troppo spesso non appartengono né a noi né a quanti ci circondano.
L’insoddisfazione nasce dal fatto di non  comprendere, soprattutto quando si è ancora giovani, che il percorso della vita è un’avventura e che, doloroso o no, ogni giorno vissuto è una vittoria.
La cura al nostro intimo malessere?
Semplicemente vivere!
Diana

 

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I vincitori del concorso Parole di Pane 2

Le piroette dell’amore

Emma Saponaro

Short story selezionato e pubblicato nell’antologia Palpiti, ossessioni e disavventure d’amore in 100 parole“, L’Erudita – Giulio Perrone Editore, in occasione dell’Anti-San-Valentino 

PALPITI, OSSESSISONI E DISAVVENTURE D'AMORE IN 100 PAROLEIl sole! Dopo il gelo invernale, apprezzai quel calore che stava sciogliendo la mia apatia: una stella era apparsa nel mio spazio siderale.
Doccia, tuta, voglia di correre.
Aperta la porta, sobbalzai. Davanti a me, un pallone gigante a cuore con scritto TVB.
Squallido.
Urticante, risuonò E ci sei.
– Avete sbagliato persona!!! – gridai.

Apparve lui, la stella. Scese le scale con l’iPod che suonava impietoso.
– Buon San Valentino.
– Ti prego!
– È la nostra festa…
Afferrai il tagliacarte. L’evenienza per cui lo tenevo era arrivata. Pugnalai il palloncino. Sfiatando, piroettò e svanì, come il mio amore. E la stella… divenne meteora.

By Emma Saponaro

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SAN VALENTINO? NO GRAZIE!

Il blog di Diana Sganappa

palpiti-ossessisoni-e-disavventure-damore-in-100-parole (1) 14 febbraio.
Sms: Mi trasferisco in Canada, so che capirai…
Per Gemma, fu la conferma che Valentino fosse un “santo scaduto”.
Sapendola sola, Lea e il marito insistettero per portarla a cena fuori e lei accettò, pensando che le amiche debbano condividere proprio tutto.
Prendendo posto, Gemma fece scivolare un biglietto nella tasca dell’uomo.
Drin…
Lui prese il telefono, si scusò e uscì.
Una carta gli era caduta sul tavolo. Lea sbirciò, lesse: “Stasera, ti voglio!” e impallidì.
Lui tornò, guardò il biglietto, lo stracciò e fece pressione sul ginocchio di Gemma. Lei esultò: “San Valentino, stavolta t’ho fregato io!”

Questo racconto è stato selezionato e pubblicato nella raccolta antologica “Palpiti, ossessioni e disavventure d’amore in 100 parole”. Edito L’Erudita di Giulio Perrone Editore

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Premio letterario “Voci – Città di Abano Terme

Emma Saponaro

Scade il prossimo 28 febbraio il termine per partecipare alla IX edizione di  questo prestigioso Premio.
La partecipazione è aperta a poeti e scrittori di qualsiasi nazionalità. Il tema è libero e le sezioni sono: A) Poesia in italiano; B) Poesia in dialetto; C) Poesia in metrica, a tema libero, in memoria di “Nicola Rizzi”; D1) Libro edito di Poesia; D2) E-book di Poesia; E1) Racconto; E2) “Anche la canzone è poesia”, componimento (racconto, saggio, memoria, monografia) elaborato sulla traccia di una canzone nota e/o con riferimenti ad essa.

Come potete notare, ce n’è per tutti i gusti! Buona Penna a tutti
Scarica qui il BANDO

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Cara cipolla, di Roberto De Luca

Tagliata fine è come sposa velata.
Crea alambicchi tra oscure credenze
e vecchi ricordi, peltri e merletti.
Gira e rigira in
cerchi concentrici, sempre
più bianchi, seguendo una scala,
come una strada, fino a
raggiungere il centro:
un tenero cuore !
Luce dalla finestra ti accende e
t’illumina, mentre salti in cucina
e rilasci profumi,
un  po’ amari e pungenti,
un po’ dolci e suadenti.
Se, con un  nome d’ortaggio,
dovessi chiamare  una donna
un po’ fata,  un po’ maga,
un po’ bianca e dorata,
morbida, erotica che,
col suo  aroma  prezioso,
suscita lacrime  per  vicinanza
mai per  distanza,
io,
ormai chiuso in una piccola ampolla,
la chiamerei Cipolla!

aaa cipolla

Il sapore dolce del Salento

Lacrime di pioggia rigano i vetri cupi del mio ufficio.
Dieci anni sono passati da quando vivo al Nord. Da allora, malgrado tentassi di chiuderlo fuori, il gelo si è insinuato iaaa TERRA MIA PAROLE PER STRADAn ogni parte di me.
Gente che va, gente che viene, gente che corre. Il brunch, gli aperitivi, la frenesia metropolitana che mi stordisce. A casa, la sera, chiusa la porta, il frastuono si dissolve nella malinconia che impertinente si svela e si esibisce.
Il Natale ormai prossimo mi regala nostalgici ricordi, profumi mai dimenticati, sapori che stridono con pasti fugaci e distratti.
Il trillo del campanello squarcia la tristezza. Sussulto, decido di allontanare il cruccio. Un pacco per me! Firmo e congedo il fattorino allungandogli la mancia.
Non posso aspettare, adagio il dono sul tappeto e m’inginocchio al suo cospetto. Osservo quella scatola che mi suggerisce la provenienza.
C’è ancora chi pensa a me!
La apro, guardo curiosa e sorrido. Un pesce di pasta di mandorle mi rivede bambina, quando mi era dato il privilegio di scegliere la parte migliore, la più morbida e ricca di marmellata, e il diritto di mangiare l’occhio del pesce, un chicco di caffè.
Li sento, ora, quei profumi. Profumo di terra rossa, quella terra che si estendeva nella campagna del nonno rivestita da ulivi.
Salento, terra che mai potrò dimenticare. Un sorriso desta il torpore.
 Accovacciata sul tappeto svestito, mi sono persa nel suo arabesco concentrata su una improbabile figura di pesce.
E il dolce della marmellata si aggrappa ai miei pensieri…

Emma Saponaro

Miniracconto scritto in 1500 caratteri e selezionato per l’antologia Parole per strada “Terra mia”. Ringrazio l’associazione  Il furore dei libri. 

“Pane” di Marco Fazio

PANE

Io credo la cultura abbia nel pane
un simbolo d’altissimo valore
nonché nell’umiltà del suo sapore
talvolta il solo senso che rimane.
Rivedo quelle enormi file indiane
per la farina, candido bagliore
assunto poi dal corpo del Signore
in chiese risonanti di campane.
Sento la carestia d’ogni paese
riflessa dall’abuso che traduce
il contraltare delle folli spese.
E vado per la via che mi conduce
di stelle giù per terra ancora accese
seguendo queste briciole di luce.

Marco Fazio

Nutella batte Marmellata 10 a 0

A Carlo Gabardini,
tutta la nostra ammirazione!
La mia di sicuro, la tua, Diana?
F.to Emma

Recensione di Stefano Bidetti su “L’ombelico di Adamo” di Stefano Tofani

L'ombelico di AdamoUn paesino della provincia toscana si risveglia un mattino con una nuova statua nella sua piazza principale, una statua bizzarra e ambigua, che scatena la curiosità dei paesani e mette in moto meccanismi diversi. In un tessuto tipicamente ristretto inevitabilmente si manifestano tutti i luoghi comuni e i personaggi tipici di un qualunque paesino del Belpaese: il sindaco  alla ricerca di consenso e riconferme, il suo assessore lecchino (e forse qualcosa di più) pronto a fare di tutto per aiutarlo, la famiglia un po’ nobile un po’ decaduta, una caserma dei carabinieri piena di meridionali, la ex-prostituta, il vecchio militare, il barista, l’artista, l’intellettuale, lo spazzino. Ognuno di loro rappresenta un personaggio tipico, ma al contempo manifesta caratteri propri: così il brigadiere si rivela un acuto osservatore e fine ragionatore, mentre il maresciallo si perde appunto dietro schemi preconfezionati; lo spazzino si rivela poeta e omosessuale, mentre il sindaco si preoccupa di non vedere messa in discussione la propria virilità e, soprattutto, di lasciare contento l’onorevole locale. Un paio di riferimenti precisi fanno capire che ci si trova in Toscana, ma in realtà potrebbe essere un paesino collocato ovunque nella “terra di mezzo” dell’Italia, né profondo Sud, né nebbioso Nord. Un paese in cui tutto si rivela, ma nel quale nel contempo vivono inestricati grandi e antichi segreti, in cui comunque ciascuno ha il suo ruolo, i suoi pregiudizi, le sue etichette.
Il breve romanzo si suddivide in parti distinte, caratterizzate anche da forti differenze stilistiche e da diverse voci narranti. Ogni tanto lo sbalzo è forte, e il lettore si sente spiazzato, per poi riprendere il filo, inserire i nuovi personaggi nel quadro complessivo, o collocarvi quelli già conosciuti, e seguire la trama, lo sviluppo. Da un lato il giallo, dovuto alla necessità di scoprire il misterioso autore e posizionatore notturno della inintelleggibile scultura; dall’altro il noir, insorto al momento  in cui nel bosco circostante compare un morto, ucciso violentemente, abbigliato in modo stravagante, corrispondente nelle fattezze e nell’abbigliamento alla statua, e dall’identità sconosciuta; dall’altro ancora il rosa, connesso al recupero di un’antica storia d’amore per la quale in realtà si utilizzano messaggi che solo gli interessati possono interpretare.
Tofani, pisano laureato in Conservazione dei Beni Culturali e alla sua prima prova di romanziere, si muove bene nel gestire i rapporti solitamente molto intrecciati che vivono in ambienti rurali di così ridotte dimensioni. Ognuno dei paesani si costruisce una sua verità, strettamente contenuta nel recinto delle proprie curiosità, per cui poi alla fine il disvelamento dei fatti reali diventa meno importante rispetto al ripristino degli equilibri noti e rassicuranti. Anche chi si trova alla fine a “tirare le fila” e a determinare in qualche modo il ritorno alla normalità non viene a sapere tutti i particolari della storia, la cui importanza, per i paesani, è in fondo direttamente proporzionale alla velocità con cui si toglie di mezzo.
Il racconto segue il ritmo di un diario, o di una cronaca precisa dei fatti dettata dalle diverse letture che ne fanno i singoli narratori; nel giro di pochi mesi d’inverno gli eventi sconvolgono il paese e poi lo rifanno addormentare pigro. Cuzzole torna nel suo routinario anonimato, e forse anche coloro che avevano visto nell’avvento della statua chissà quale possibile sviluppo o business, nel proprio intimo preferiscono che la spugna del tempo possa velocemente cancellare le tracce del nuovo.
Stefano Bidetti

Il blog dell’Autore Stefano Tofani L’ombelico di Adamo